sabato 15 giugno 2013

SeeKing You - Personale di Vincenzo Merola



Testo critico di Silvia Valente per la mostra personale "SeeKingYou".

La parola è la traccia, il percorso di questa esperienza, è il reperto da cui partire e fondare il senso di una ricerca; di essa avvertiamo necessità, è rassicurante la sua veste di custode sincera e il desiderio di consapevolezza ci spinge all'analisi del suo valore, esaminato e scomposto in ogni dettaglio, costantemente rapportato a qualcosa di familiare e, senza sforzo, riconoscibile. Il potere dell'immagine, la sua violenta incidenza sulle coscienze, l'incessante immolarsi quotidiano in nome di inconsistenti e deboli cause violentano gli sguardi attoniti di pseudo-inconsapevoli spettatori e lo sterile sacrificio si rivela in tutta la sua pochezza. Quale, dunque, l'esigenza? Esiste un bisogno? A cosa si vuole tendere nello sforzo di salvaguardare ciò che, coralmente e senza obiezioni, ci vede d'accordo nel definirlo un bene di inestimabile valore? La sobrietà della parola, la sua essenza pura e semplice, la limpidezza della sua funzione: è questa la ricerca di Vincenzo Merola. "Mentre parole liquide e volatili (verba) svaniscono nel flusso ininterrotto di vaniloqui televisivi o dei testi digitati in fretta sulle tastiere di computer e telefoni, parole meditate e solide (scripta) solcano il reale come epigrafi faticosamente incise nella pietra", scrive l'artista.

L'automatismo logico-semiotico è alla radice di un ragionamento che questa mostra ci invita a compiere, attraverso una ricerca verbo-visiva che dall'autore si trasferisce, per vie naturali, ai fruitori. L'immagine esula dallo stereotipo consolidato di matrice occidentale quale mera rappresentazione mimetica (di derivazione platonica) del reale, accostandosi – per tangenza e mai appartenenza – alla sfera letteraria, indagando gli aspetti di quei fenomeni linguistici tesi allo sdoppiamento del senso segnico. Lavori come "SCR170513" seguono le linee proprie di quella "ambiguità semantica" di wunenburgeriana memoria, in cui la funzione stessa dell'immagine è ribaltata e re-indagata in relazione ai concetti di conoscenza e azione, accostando coraggiosamente ad un'idea di "figura" la più concreta immagine di "concetto". I livelli di significazione si moltiplicano annullando, in via definitiva, ogni costipazione, forzatura o dicotomia. Immagine e pensiero si fondono armoniosamente e la comprensione reale è dettata dalla capacità dell'osservatore/lettore di porsi nel mezzo delle due definizioni, valutando ogni possibile sovrapposizione e mescolanza. L'interpretazione è libera perché spontanea è l'indagine dell'artista sul mondo. Parole e forme, solo apparentemente lontane, sconfinano e si invadono concedendosi a trasformazioni e metamorfosi estetiche sorprendenti quanto convincenti; alle icone mass-mediatiche si sostituiscono figurazioni invitanti e lo spirito d'intelletto accoglie serenamente l'offerta ad una riflessione più intima sulla natura del sé.

Tutto è ridotto all'essenza come gli impianti modulari della serie "Travestimenti" ci dimostrano efficacemente: l'accettazione dei nuovi "oggetti" nasce dalla volontà ferma di spogliarsi definitivamente degli abiti contemporanei che, come schemi compositivi rigidi e dalle forme standardizzate, ci sono cuciti addosso impedendoci un libero accoglimento del disturbo, valvola inequivocabile di apertura al significato vero delle cose. Merola rompe ogni schema lasciando coincidere espressione e visione, forma e contenuto; spazia dalla grafica al segno identitario tenendo sempre ben salda la barra della traduzione, il vero leitmotiv della sua ricerca. Le opere non sono, infatti, mere trasposizioni visuali, trascrizioni asettiche di pensieri beccheggianti, ma il contatto si commisura all'espressione artistica nel tentativo di cogliere e stimolare le potenzialità di ogni singolo osservatore. In questo senso la traduzione non ha mai fine e l'"uso pubblico" della ragione enunciato da Kant dimostra la sua efficacia nella definizione di rapporto intellettuale-lettore. L'equilibrio è precario perché il segno, si sa, è per sua natura debole: la forza risiede altrove, in quel limbo ormai noto fra opera e fruitore, nella relazione osmotica che solo un lavoro creativo, se valevole, può innescare; in questo senso non vi è sacrificio estetico perché le opere di Merola sono sempre congiunte alla visualità che diviene, per certi versi, fotografica e si lascia scoprire e riesaminare dallo spettatore alla luce delle personali attitudini.

Esiste perfezione formale come esiste lotta poetica.

Dal 21 giugno al 7 luglio 2013
Museo Dinamico - Palazzo Pietromarchi - Piazzetta San Giovanni - Marsciano (PG)
"SeeKingYou"
Mostra personale di Vincenzo Merola
A cura di Silvia Valente
Inaugurazione venerdì 21 giugno - ore 18.30
Orari:
Dal 21 al 23 giugno, 18.30 / 23.00
24 giugno, 10.30 / 13.00
Dopo il 24 giugno gli orari di apertura saranno quelli del Museo
Per info: +39 075 8741152

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