martedì 30 giugno 2015

Comitato Amedeo Trivisonno 2015

Nel 2015 ricorrono vent’anni dalla morte dell’artista Amedeo Trivisonno e il “Comitato Trivisonno 2015”, gruppo informale costituito da diverse associazioni del Molise, intende realizzare una serie di eventi per valorizzare la figura dell’artista e favorire la conoscenza delle sue opere presenti nella Regione Molise.
Al Comitato Trivisonno 2015 hanno aderito:
- Figli di Amedeo Trivisonno
- Associazione Centro Storico di Campobasso
- Bibliomediateca Comunale Campobasso
- AGMT – Associazione Guide Turistiche del Molise
- Associazione in Vista
- Associazione NOIDEA
- Associazione Culturale “Ada Trombetta”
- Parrocchia di Santa Maria Maggiore di Campobasso
- Associazione Culturale “Amici del Morutto “
- Comune di Campobasso – Ass. alla Cultura
- Comune di Isernia – Ass. alla Cultura
- Comune di San Giovanni in Galdo

Il Comitato Trivisonno 2015 è un gruppo informale aperto a cui possono aderire privati e soggetti pubblici.
Se sei interessato a farne parte o vuoi proporre un’iniziativa contattaci!
Email: comitatotrivisonno@gmail.com

domenica 28 giugno 2015

Claudio Sacchi e la cupola della chiesa Madre di Trivento

Il 4 luglio 2015 presso la chiesa cattedrale dei santi Nazario Celso e Vittore di Trivento verrà inaugurato e benedetto il ciclo pittorico realizzato dal maestro Claudio Sacchi all'interno della cupola della chiesa Madre, ciclo che si aggiunge ai due dipinti, l'Annunciazione e San Casto già presenti nell'edificio sacro.

Claudio Sacchi è nato a Pesaro il 19 dicembre del 1953. Ha frequentato inizialmente la Scuola d'Arte di Urbino, proseguendo poi i suoi studi presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Fondamentale per la sua formazione sono stati gli incontri e la frequentazione di Pietro Annigoni dal 1973 e di Enrico Del Bono dal 1977. Dal 1977 è stato inserito nell'archivio del Kunsthistorisches Institut di Florenz per l'arte italiana del Novecento. Nel 1979 collabora con il Centro di Ricerca e Divulgazione della tecnica delle arti di Mario Donizzetti a Bergamo. Dal 1980 al 1982 ha insegnato pittura presso la scuola di restauro Spinelli di Firenze. Dal 1989 al 1992 ha collaborato per i disegni con la rivista "Firenze Ieri Oggi e Domani" edita da Newton Periodici. Dalla sua prima mostra personale nel 1977 a Firenze ha esposto nelle maggiori città italiane (Milano, Bologna, Genova, etc.) e all'estero ad Amsterdam, Monaco di Montecarlo, Nizza, Cannes, Gent. Numerosi suoi dipinti e disegni sono stati pubblicati su importanti libri e riviste. Di lui si sono spesso occupati giornali italiani con articoli di critica particolarmente positiva. Ha trascorso lunghi periodi in Inghilterra ed Olanda. Attualmente vive a Firenze, dove svolge anche una grossa attività come ritrattista, e lavora per diverse gallerie italiane. La sua pittura si basa su una eccellente capacità grafica, lungamente esercitata e rinnovata sulla memoria dei fasti pittorici rinascimentali.



http://etraevents.blogspot.it/2015/01/claudio-sacchi-affresca-la-cupola-di.html

Antonio Pettinicchi - Controluce - Dettagli
















Confini Aniconici

Mostra d'Arte Contemporanea della Grande Scuola Isernia

Artisti in mostra: 
Arturo Beltrante
Rino Capone
Cosmo di Florio 
Enzo Iovino
Nazzareno Serricchio
Antonio Tramontano

Itinerario: 

VENAFRO \\ Anfiteatro Verlasce \\ 
inaugurazione domenica 14 giugno 2015 ore 17:00
fino al 21 giugno \\ aperto nei giorni e negli orari d'ufficio della Soprintendenza 

ISERNIA \\ Auditorium Unità d'Italia \\ 
inaugurazione domenica 28 giugno 2015 ore 17:00
fino al 7 luglio 2015 \\ aperto tutti i giorni dalle ore 18:00 alle ore 20:00 

PIETRABBONDANTE \\ Municipio \\ 
inaugurazione domenica 2 agosto 2015 ore 17:00 
fino al 12 agosto 2015 \\ aperto nei giorni e negli orari d'ufficio del Municipio

BOJANO \\ Palazzo Colagrosso 
inaugurazione domenica 16 agosto 2015 ore 17:00
fino al 26 agosto 2015 \\ aperto tutti i giorni dalle ore 18:00 alle ore 20:00 escluso i giorni 20 e 26 agosto

L'associazione ringrazia:
l'Assessorato alla Cultura del Comune di Isernia;
La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise; 
il Sindaco di Venafro - Antonio Sorbo;
l'Associazione MEMO Canitieri Culturali di Venafro;
l'Associazione Vivere Bojano; 
il Sindaco di Pietrabbondante Giovanni Tesone; 


“Confini Aniconici” è l'idea di un'arte che si rappresenta attraverso segni e materiali, lungi dal diventare immagini di chiara interpretazione, figlia di pensieri che percorrono visioni che non si soddisfano di strutture semplici e tradizionali ma anelano, quasi in un esistenziale bisogno, ad esplicarsi tramite simboli, dando forme ad idee personali e richiami emotivi. La sperimentazione è una costante in questa mostra itinerante: incontriamo artisti che non si fermano al “conosciuto” ma, con un ingegno fuori dal comune, ispirati da un'arte che sembra a molti dimenticata, si raccontano con lavori studiati, meditati, amati e fortemente voluti; sono voci che chiedono di rompere il silenzio che una società odierna assopita relega in un imbuto infernale di passività e disinteresse. L'aspetto culturale dell'uomo moderno è socialmente deprecabile, sia per l'educazione mal impartita che per l'apprendimento mal recepito. L'arricchimento interiore aiuta, sollecita e migliora la capacità critica del singolo, lo fornisce degli strumenti per non diventare una semplice spugna che “assorbe” il circostante senza nessun tipo di filtro a selezionare le informazioni: l'uomo contemporaneo è pericolosamente sempre più vicino ad assomigliare ad una sorta di colino bucato. La cultura, anche quella artistica, è qualcosa che l'uomo deve imparare a coltivare ed amare; una politica culturale capillare sul territorio diventa quasi una fisiologica necessità.
Spesso ci si dimentica dell'importanza del territorio in relazione alla sua valorizzazione culturale creando, così, una frattura che diventa sempre più evidente in termini di scarso interesse ed incapacità di comprendere l'importanza di eventi creati per la collettività. “CONFINI ANICONICI” vuole abbattere queste barriere culturali riappropriandosi dell'essenza originale dell'arte come momento di condivisione totale per una piena comprensione dell'importanza della stessa, intesa come veicolo di messaggi iconici o aniconici. Il Molise è una terra ricca, ma di una ricchezza poco sconosciuta o volutamente ignorata, che ha bisogno di rinascere e di svelarsi: questa è la finalità della mostra che unisce artisti desiderosi di concretizzare questo obiettivo. L'arte è di tutti, è sintomo di qualcosa che prende vita e tocca coloro che si avvicinano ad essa, arricchendo sia da un punto di vista culturale che emozionale. La sensibilità è cosa di tutti, ma non tutti la usano allo stesso modo; l'arte, dunque, si muove su questo binario di stimoli per incentivare un'attenzione sempre più calante. Arturo Beltrante, Rino Capone, Cosmo Di Florio, Enzo Iovino, Nazzareno Serricchio e Antonio Tramontano, che rappresentano egregiamente la Grande Scuola Isernina, vogliono esplorare nuovi orizzonti grazie ad una comunione di intenti che li unisce in questa “art in motion”: attraverso l'immagine l'uomo ha sognato, immaginato, si è emozionato, ha osservato con occhio critico ciò che aveva davanti, con l'ausilio di chiavi di lettura che per secoli hanno aiutato a risolvere il grande rebus dell'arte; ora, l'immagine nella sua figurazione è un lontano ricordo perché è l'arte aniconica la nuova frontiera, la capacità di sintetizzare e destrutturare le forme nel loro aspetto più minimale. La figura si decompone, si dissolve per lasciare spazio a linee ed idee: si viene, pertanto, a creare una sorta di dicotomia tra forma ed idea, in realtà solo apparente. La diversità di linguaggio non implica l'impossibilità di estrapolare un significato che ne identifichi l'idea originaria ma viene usato, solamente, un percorso alternativo più complesso, che chiede di essere letto oltre il tangibile e la sensazione visiva che percepiamo.

Vincenzo Mascia - Struttura caotica al Museo del Parco di Portofino


Sabato 18 Luglio 2015 il Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all’Aperto presieduto da Daniele Crippa, e curato da Serena Mormino, in collaborazione con Amarte, si arricchirà di un’altra importante opera del  Maestro Vincenzo Mascia – “Struttura Caotica” 2015
L’opera entrerà ufficialmente nella collezione permanente del Museo, accanto alle celebri opere di Alviani, Arman, Atchugarry, Angi, Beuyes, Basso, Ceccobelli, Chiari, Cogorno, Corner, Costa, Cracking Art Group, De Molfetta, Depero, Dorfles, Fiume, Fontana, Galliani, Guttuso, Kosice, Marangoni, Marchegiani, Mondino, Mustica, Patterson, Pignatelli, Polesello, Pomodoro, Man Ray, Rotella, Spoerri, M. Thun, Vautier, Veronese, solo per citare alcune tra le oltre centosettanta opere presenti in questo prezioso scrigno di arte e natura.

Allegato testo critico – articolo e note e biografiche artista

Testo
“LE COSE NASCONO DALLA NECESSITÀ E DAL CASO” - Alighiero Boetti – arazzo.
Immediata l’elaborazione di tale concetto ben noto all’artista Madì italiano per eccellenza, Vincenzo Mascia: “Caso è anagramma di caos, per cui le cose sono anche generate dal caos, dall’esplosione primordiale che ha generato l’universo.
L’attività dell’uomo poi, non è altro che un continuo ordinare il caos.
Coltivare significava selezionare piante utili e mettere ordine al caos delle forme naturali.
Abitare significava catalogare e mettere in ordine i bisogni e dedicare spazi specifici ad ogni attività umana… l’Urbanistica organizza e tenta di mettere in ordine le nostre città…
Anche le altre scienze umane sono ordinatrici del caos. La psicologia e la psicanalisi, addirittura, tentano di ordinare i nostri pensieri e le nostre pulsioni. Per cui, in fondo, l’uomo vive sempre in questo perenne contrasto, in questa dialettica tra l’impulso irrazionale e l’ordine razionale”.
Le cose nascono dal caso e il caso, in quanto tale, è non programmabile, anzi, spesso, generato proprio dal caos delle cose. La sensibilità artistica conosce bene queste connessioni, a volte limiti, ma sovente invece fonte di turbamento e di ricerca interiore che sfocia in Arte o che vive grazie ad essa; altre volte ancora generatrici di disciplina, stile e tecnica di assoluta precisione dettata dalla volontà di dare ordine ai tratti, alle forme, agli oggetti e alla vita.
“Il fine ultimo per me è sempre l’armonia delle parti in contrasto: ordine e disordine, pieni e vuoti, lucido ed opaco, concavo e convesso”; così Mascia sintetizza anni di studio, ricerca d’espressione artistica e di sé. La ricerca dell’equilibrio anche di quanto è inconsapevolmente generato dal caos-caso. Perché l’artista ha il dono di leggere oltre, di anticipare o comprendere impulsi interiori ed energie superiori percependone il significato, anche laddove ai più è impossibile.
Esiste un limite tra natura ed artificio, tra natura e cultura, ma non tra arte e architettura o design se queste forme di espressione hanno la stessa matrice.
Mascia è la dimostrazione di come movimenti artistici si avvicinano per volontà o per caso, all’architettura edilizia, urbanistica e di oggetti fruibili nel quotidiano, in un rapporto biunivoco e di interrelazione e contaminazione continua.
Esponente dell’Arte Madì, acronimo di Movimento – Astrazione - Dimensione e Invenzione, nata nel 1946 nella lontana Argentina; un paese lontano geograficamente, ma così europeo e amato dagli artisti del vecchio continente che, soprattutto dalla metà del secolo scorso e ancora oggi, hanno vissuto e lavorato a Buenos Aires per periodi di vita, brevi o lunghi, ma sempre di ricerca e rielaborazione della loro arte.
Mascia si avvicina all’arte Madì molto più tardi, nel 1996, portando nel nuovo millennio gli studi di Gyula Kosice, Carmelo Arden Quin e Rhod Rhotfuss, fondatori del Materialismo Dialiettico . Proprio a Gyula Kosice di recente sono state dedicate due sale permanenti al Centre Pompidue di Parigi.
Conosco molto bene sia Kosice che Mascia, due uomini di grande cultura ed eleganza, con valori solidi e forti, quasi di altri tempi, ma artisticamente proiettati al futuro. Due menti pronte e lucide, visionarie in senso concreto di quello che sarà nella scienza architettonica ed artistica ma, al contempo, così “terreni” e vicini alla quotidianità ed alle esigenze comuni.
Mascia artista di forme e scomposizioni geometriche ben definite anche quando scomposte.
Mascia designer, perché l’arte ludica e giocosa tipicamente Madì, può avere una funzione anche nel quotidiano.
Da anni scrivo di “Design come forma d’Arte” e di quanto ne sia riconoscibile ed autorevole lo stretto legame. Mascia ci dimostra come movimenti artistici si avvicinano spontaneamente, generati dalla stessa cultura, all’architettura e al design.
Pensiamo alla scuola Memphis nata negli anni ’80 nella casa milanese di Ettore Sottsass per discutere con i suoi amici colleghi di nuove forme di espressione legate al design, ascoltando il disco di Bob Dylan inceppato sul verso “with the Memphis Blues again”, e ancora così fortemente apprezzata oggi.
Tale corrente nasce con ispirazione naturale all’arte decò, alla pop art da cui trasse i colori vivaci e al tema futuristico, ma ha legami molto forti anche con la cultura Madì.
Molti dei progetti di design di Mascia rientrano assolutamente in tali canoni, interpretazioni multicolori della realtà, oggetti articolati ricchi di incastri e geometrie insolite, ma così semplici allo sguardo del fruitore; elementi che si compongono e scompongono con semplicità geometrica e cromatica. Linee precise che contrappongono forme morbide e circolari, a tratti nette e decise. Colori primari che si alternano come ad enfatizzarne le geometrie e, al contempo, a soggettivizzare ogni pezzo.
L’unico confine tra arte e design funzionale in Mascia, come in tutti coloro che amo definire artisti fautori del ODS Design “Object Daily Sculpture Design”, è il tipo di sensi coinvolti nella loro visione da parte dello spettatore. Una forma pittorica (che in Mascia è sempre tridimensionale e polimaterica, quasi scultorea) così come una sua installazione catturano vista, fantasia, emozioni, ricordi e suscitano nuovi pensieri… un pezzo di design aggiunge a tutto ciò non solo la sua fruibilità, ma anche una sorta di abbraccio, il senso tattile delle mani e del corpo che avvolge o sostiene.
Serena Mormino
Curatrice e Critica d'Arte

Curatrice MUSEO DEL PARCO - Centro Internazionale di Scultura all'Aperto - Portofino

Presidente Associazione Culturale AMARTE

Perito ed esperto iscritto in CCIAA e Tribunale di Vercelli
sezione antichità, oggetti e opere d'arte moderna e contemporanea

giovedì 18 giugno 2015

Antonio Pettinicchi - CONTROLUCE



Antonio Pettinicchi – CONTROLUCE
24 giugno-27 settembre 2015

Fondazione Molise Cultura, Palazzo GIL Campobasso
Art Garage, Fondazione Potito, Campobasso

A cura di: Piernicola Maria Di Iorio, Tommaso Evangelista
Catalogo: Regia Edizioni

Inaugurazione martedì 23 giugno ore 17 Palazzo GIL, Campobasso
Ingresso: 5 euro intero, 3 euro ridotto

A due anni dall’ultima personale presso la Galleria Artes di Campobasso e ad un anno esatto dalla sua scomparsa si inaugura presso gli spazi della Gil la prima grande retrospettiva dedicata ad Antonio Pettinicchi, l’artista di Lucito che ha saputo narrare e indagare come pochi in regione l’animo umano e l’intensità dei colori.
La mostra, voluta dalla Fondazione Molise Cultura e curata dai due critici Piernicola Maria Di Iorio e Tommaso Evangelista, indaga la complessità e la profondità dell’arte del maestro gettando nuova luce su diversi aspetti della sua produzione artistica. Il titolo scelto, Controluce, è esplicativo dell'innovativo taglio che si è voluto dare all’esposizione per far emergere, attraverso un’accorta selezione di lavori, una ricerca pittorica innovativa e aggiornata, un’indagine complessa sulle forme stesse della pittura calate negli abissi, luminosi o oscuri, dell’animo umano. L’uomo e il mondo, osservati nei controluce, emergono nell’arte di Pettinicchi liquidi e aperti, profondamente drammatici e tragici ma capaci di comunicare una complessità di visione estremamente suggestiva.
Dai cicli ispirati dalla musica di Mahler passando per le visioni di Dresda fino ad arrivare alla produzione dell’ultimo decennio, una produzione inedita al pubblico e alla critica e nella quale si nota progressivamente lo sfaldamento delle forme e l’emersione di una linea astratta estremamente personale, le cinquanta grandi tele esposte in mostra tracciano il profilo di un’artista non solamente legato agli aspetti contingenti della realtà molisana bensì capace di esprimere uno stile innovativo, ricco di spunti e riferimenti, da Bacon a Cezanne, da Gauguin a Freud, dagli espressionisti tedeschi ai neorealisti italiani, ma assolutamente originale nel trattamento dei corpi, nell’uso dei colori e delle luci, nella tensione segnica.

Una sezione dedicata all’incisione, del quale Pettinicchi è stato uno dei massimi esponenti del secondo Novecento italiano, accende dei flash su tematiche e tecniche, indagando l’evoluzione dello stile e dei soggetti: dai primi lavori accademici, dal forte segno geometrico, si transita per i paesaggi molisani, le scene di stampo maggiormente post-espressionista per giungere infine al dissolvimento delle forme e delle strutture grazie al sapiente uso dell’acquaforte e dell’acquatinta.
Ma è soprattutto nelle tele che l’artista di Lucito, in particolare nell’ultimo decennio di attività, è riuscito a giungere ad una pittura dai colori intensi, intesi sempre più quali elementi strutturali sui quali far poggiare costruzioni ottenute per masse continuamente in bilico tra forma e informe.
In tali lavori, si vedano le ultime visioni mahleriane e i paesaggi liquidi e disfatti, la forma si riduce alla funzione di segno e si avverte il recupero di una maggiore creatività soggettiva slegata da inferenze di stampo sociale. L’abisso tra il reale e l’ideale ormai è completamente spalancato mentre i dipinti assumono sempre più costruzioni disorganiche. E’ il trionfo del colore e dei riverberi, nelle loro componenti astratte e astraenti, che rende tali lavori autentiche visioni in controluce di una sapienza compositiva e immaginativa unica. E’ la scoperta al pubblico molisano e alla storiografia artistica di una figura “titanica” nella perenne ricerca di una pace interiore che si scontra con le lacerazioni dell’anima, è la riscoperta di un grande intellettuale e soprattutto di un complesso e maturo pittore.

L’importante contributo della Fondazione Potito ha permesso inoltre la realizzazione di un evento parallelo che contribuisce alla delineazione quanto più completa della figura dell’artista. Negli spazi dell’Art Garage, infatti, verranno ospitate opere del pittore; questa esposizione, prende come filo conduttore il volto e la figura per indagare differenti aspetti della poetica e dello stile dell’artista.

Antonio Pettinicchi nasce a Lucito (CB) nel 1925 e muore a Bojano nel 2014.  Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Lino Bianchi Barriviera e Emilio Notte, avendo come compagni di studio figure quali Armando De Stefano e Luigi Guerricchio. Ha operato tutta la vita in Molise indagando le difficili condizioni sociali ed economiche dei contadini, analizzando, successivamente, le alienazioni dell’uomo moderno e le tensioni e i turbamenti della propria anima.
Voce fuori dal coro, schivo e ritirato nella sua pittura, ha partecipato negli anni Sessanta e Settanta al dibattito artistico in Molise, facendo parte di importanti sodalizi artistici tra i quali si ricorda il Gruppo ’70. La sua attività incisoria e pittorica è testimoniata dalla partecipazione a numerose mostre e rassegne di carattere nazionale e internazionale: quattro edizioni della Quadriennale Nazionale di Roma (tra il 1952 e il 1965), la XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, sette edizioni della Biennale Nazionale della Grafica Contemporanea di Venezia (dal 1955 al 1967), numerose mostre in collaborazione con il gruppo degli Incisori Veneti oltre alle cinque edizioni del Premio Termoli, per citarne solo alcune.

Numerose anche le personali realizzate soprattutto nel capoluogo molisano. Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali evidenziamo: Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Modena, Venezia; Civica raccolta delle stampe Achille Bernarelli, Castello Sforzesco, Milano; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Raccolta disegni e stampe, Galleria Uffizi; Museo Puskin, Mosca; Altes Museum, Berlino. Nel palazzo della Provincia di Campobasso è esposto l’intero ciclo dedicato alla Divina Commedia.

Tra i vari riconoscimenti e premi si ricordano: 1950, Premio del Presidente della Repubblica, I Mostra Nazionale d’Arte Giovanile, Roma; 1951, Primo Premio per la Grafica alla Mostra delle Accademie e Belle Arti d’Italia, Napoli; 1952, Premio Borsa di Studio Fagan Purves, Accademia di Belle Arti di Napoli, Napoli; 1958, Primo Premio di Pittura nella Mostra Internazionale Arte Giovanile, Roma; 1961, Premio Asiago alla IV Biennale dell’Incisione, Venezia; 1962, Premio “Paesaggio Autostrada del Sole”, Roma; 1976 Premio alla V Biennale Internazionale della Grafica, Firenze.


Antonio Pettinicchi con Walter Genua alla sua ultima personale a Campobasso


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