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giovedì 13 dicembre 2018

PERCEZIONI OLTRE LA FORMA Collettiva di arte contemporanea







Lo Spazio Arte Petrecca si prepara a festeggiare le vacanze di Natale con una proposta che scava nel passato e nel presente della città e della provincia di Isernia. “Percezioni oltre la Forma” è la collettiva d’arte contemporanea scelta per il mese di dicembre, fino all’epifania. Un insieme di artisti affermati e riconosciuti nell’ambiente artistico molisano:  Rino Capone, Aldo Delli Carpini, Cosmo Di Florio, Walter Giancola, Nazzareno Serricchio e Benvenuto Succi, sette personalità che con la loro arte, attraverso stili e tecniche diverse, a tratti opposti, dialogano in armonia tra di loro perché il percorso e la ricerca che li accomuna parte (quasi per tutti), o si consolida, dallo storico Istituto d’Arte Manuppella di Isernia.  


Lo Spazio Arte Petrecca è ben felice quindi di presentare la collettiva d’arte contemporanea Percezioni oltre la forma e invita a partecipare alla vernice di apertura prevista per il 15 dicembre alle ore 18.00 presso le sale dello Spazio Arte Petrecca, in corso Marcelli 180, Isernia.

L’esposizione sarà visitabile dal 15 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019, dal martedì alla domenica dalle ore 17.00 alle ore 20.00.

Il periodo espositivo sarà integrato e affiancato da altri eventi del panorama musicale.
                                                        

ARTISTI
RINO CAPONE | ALDO DELLI CARPINI | COSMO DI FLORIO | WALTER GIANCOLA | NAZZARENO SERRICCHIO | BENVENUTO SUCCI


BREVE BIOGRAFIA DEGLI ARTISTI

RINO CAPONE (Isernia 1946) ha frequentato il Liceo Classico, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli studi di Napoli e ha conseguito le abilitazioni in Scienze Umane e Storia.  Attraverso gli studi universitari di Estetica si è avvicinato all’Arte come cultore della materia. Ha intrapreso il percorso di specializzazione post-laurea in Storia dell’Arte, poi interrotto dal servizio obbligatorio di leva. Dal 1976 si è dedicato alla ricerca pittorica con produzione di opere a olio e acrilico su tela. Ha partecipato a numerose mostre in Molise e fuori regione, ed è stato co-fondatore e presidente dell’Associazione Spazioforma (anni Ottanta-Novanta). Aggiunge la passione per la pittura ad una intensa attività di scrittore

ALDO DELLI CARPINI nasce a Sant'Agapito (Isernia) il 29/09/1942, si diploma presso I 'Istituto Statale D’ Arte G. Manuppella di Isernia e frequenta I 'Accademia di Belle Arti di Napoli dove allaccia conoscenze con artisti locali e fa le prime esperienze di collettive. Nel 1968, a Roma, realizza bozzetti per artisti che curano allestimenti di vetrine nelle strade più eleganti della capitale. Nel 1969 si trasferisce in Ciociaria dove insegnerà discipline artistiche fino al 2008. Qui incontra e frequenta i pittori che operano nel territorio e quelli che vi si sono trapiantati da altre regioni, arricchendo la propria formazione e, nello stesso tempo, conservando le caratteristiche della propria cultura d'origine. Delli Carpini espone i suoi lavori in mostre personali e collettive allestite in diverse città italiane; e, dal 1974, frequenta assiduamente la "Saletta Centro delle Arti" a Frosinone. Dal 1996, con un folto gruppo di artisti, aderisce al Centro Culturale Raffaello che organizza, sotto la direzione di Giorgio Copiz, numerose collettive nella provincia e mostre permanenti nella città. Attualmente risiede ed opera a Sant'Agapito (IS).

COSMO DI FLORIO è nato ad Isernia dove vive e lavora in contrada Selverine delle Monache. Allievo di Emilio Greco e Augusto Perez (docenti presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli), docente di educazione visiva e discipline plastiche presso l’istituto d’arte di Isernia, da anni conduce la ricerca nel campo delle arti visive, come docente e organizzatore di mostre didattiche e come operatore artistico. Ha partecipato a numerose mostre in Molise e fuori regione. Un ritorno alle forme primordiali caratterizza la produzione di Cosmo di Florio, una ricerca semantica basata su forme neutre che, di volta in volta, si ricollocano contestualmente nell'immaginario ideato dall'artista. Le ultime mostre realizzate nel 2018 sono state: Sensazioni Itineranti (Collettiva di Arte Contemporanea) presso Palazzo Massa a Guglionesi e Collettiva di Arte contemporanea presso la Tenuta di Santa Cristina a Venafro.

WALTER GIANCOLA nasce a Bellante (Te) nel 1949. La sua prima formazione avviene a Isernia e Napoli, prima dell’Istituto d’Arte, poi all’accademia di belli Arti dove impara la tecnica della scultura. Insegna arte Applicata all’Istituto d’Arte di cetrato (Cs) 1970 – 1996. All’inizio il tema prevalente è quello dell’oggettistica in metallo. Progressivamente, scopre la scultura in pietra. Continua la sua formazione professionale a Isernia, presso l’Istituto d’Arte 1996 – 2007. Walter Giancola è un’anima inquieta e la ricerca sull’oggettistica non basta più. Il 1990 è un anno di svolta per la sua creatività che riscopre le potenzialità della scultura in pietra sa lui definita “amica”.

NAZZARENO SERRICCHIO è nato a Isernia, dove risiede e opera. Ha insegnato arte della tarsia e della modellistica presso gli Istituti Statali d’Arte di Vasto e Isernia. Da anni si dedica alla ricerca nel campo delle arti visive. Ha partecipato a numerose rassegne di grafica, pittura e scultura.

BENVENUTO SUCCI è nato a Macchia d’Isernia, in contrada “Barone” il 7 agosto 1939 da famiglia di mezzadri. Ha frequentato la scuola elementare in località Fragnete (IS) e poi nel comune di Macchia d’Isernia. Interruppe il rapporto con la Scuola per diversi anni per poi riprenderlo e frequentare il Ginnasio di Isernia dove però non trovò l’ambiente a lui più congeniale. Da qui una seconda interruzione degli studi per alcuni anni. Successivamente si iscrisse alla scuola d’arte di Isernia dove, incoraggiato e apprezzato da un docente cominciò a frequentare la sezione ceramica fino al diploma di maestro d’arte. Seguì i corsi di scultura dell’Accademia di Belle arti di Napoli da Emilio Greco e Augusto Perez, dal quale ricevette segni di stima. Dopo il diploma accademico, a distanza di diversi anni, si iscrisse sempre a Napoli al corso di pittura, tenuto da Armando De Stefano, con il relativo corso di incisione, conseguendone i rispettivi diplomi. Da questo si dedica a tempo pieno alla scultura in pietra locale e alla pittura, focalizzandosi sul disegno di paesaggio e all’aperto. Sono di questo periodo gli esperimenti su quella che lui definisce “scultura flessibile”, suggeritagli dall’osservazione degli alberi soggetti alle correnti d’aria, Il suo è un lavoro solitario: raramente infatti partecipa alle esposizioni collettive.  Attualmente, non potendo più praticare la scultura in pietra, si dedica alla modellatura di alcune terre plastiche. Vive e lavora in provincia di Isernia alla contrada Fragnete. In lui si mantiene fervida la curiosità di investigare gli ambienti che incontra, oltre a quelli familiari.









giovedì 15 novembre 2018

L'occhio del fotografo. Intervista a Steve McCurry








Per Espoarte ho intervistato Steve McCurry - Official page durante il suo intervento per Poietika lo scorso settembre a Campobasso. Un grazie per l'aiuto a Maria Cristina Notte e Maurizio Cavaliere

 La fotografia di Steve McCurry, come da lui definita, è “Fotografia della semplicità” per quella sua caratteristica di unire alto valore simbolico, caratterizzazione e intensità mnemonica in una veste chiara, facilmente leggibile e memorizzabile. È naturalmente fotografia di viaggio, viaggio – per dirla alla Chatwin – quale approfondimento della conoscenza e tentativo di entrare nel vissuto della gente per cogliere e raccontare l’essenza dei luoghi (“Una fotografia deve portare con sé emozione, semplicità e deve avere una storia da raccontare, deve essere in grado di trasportarci da qualche parte”). Il suo particolare modo di scattare gli ha permesso di stare insieme alle comunità, cogliendo linguaggi, feste, danze, elementi culturali che stanno scomparendo e che spetta alla fotografia documentare nel modo più evocativo possibile pur nell’apparente naturalità (“Non cerco mai di abbellire o di romanzare, la cosa più importante è raccontare la storia nel modo migliore possibile”). L’aspetto narrativo pertanto diviene un fattore potente nei suoi scatti, per quel tentativo di proporre ai fruitori un variegato universo di esperienze che si sommano e che alla fine saturano, come i colori, la coscienza (“La parte più importante del mio lavoro è narrare storie, è per questo che la maggior parte delle mie immagini posa le sue radici nella gente comune. Sono alla ricerca di quell’attimo di autenticità e spontaneità capace di raccontare una persona o, in senso più ampio, di mettere in relazione la vita di una persona con la nostra esperienza umana”). Il segreto di tutto ciò risiede nell’attesa dell’occhio (“Se sai aspettare, le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto […] c’è una chimica che istituisce un legame con le persone, grazie al quale si può gettare una sguardo nella loro anima e nella loro personalità”).

Steve McCurry a Campobasso
Lo scorso 8 settembre, McCurry, è tornato in Italia, più precisamente in Molise, nell’ambito di Poietika, il festival diretto dal poeta Valentino Campo e dedicato alla parola e alla letteratura, per una lezione-evento presso il Palazzo GIL di Campobasso. L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Molise Cultura e dall’assessorato alla cultura, ha riscosso un grande successo di pubblico ed è riuscita a strappare al fotografo la promessa di un ritorno in terra molisana per una campagna fotografica e una retrospettiva da allestire nel capoluogo agli inizi del 2019. Il Molise quale terra sconosciuta e mitica, al pari dell’India o di regioni dimenticate dell’Afghanistan, ha sicuramente colpito lo sguardo indagatore di McCurry il quale ha mostrato un vivo interesse per i suoi paesaggi incontaminati e le sue tradizioni folcloriche e religiose. E poi perché l’Italia è sempre nel suo cuore (“Per divertirmi scelgo l’Italia perché offre tantissimo dal punto di vista storico, culturale, artistico, paesaggistico, culinario e… per gli ottimi vini!”). Abbiamo colto il momento della conferenza stampa prima della lecture per fare al fotografo qualche domanda, e le risposte non sono state banali. McCurry, sarà di nuovo in Italia, domenica 18 novembre, in occasione di Bookcity Milano 2018, dove Steve e Bonnie McCurry (la sorella del fotografo) ripercorrono Una vita per immagini la prima biografia ufficiale edita da Mondadori Electa.

Steve McCurry a Campobasso, credit: Maurizio Cavaliere
La fotografia è un vedere ciò che non è neppure visibile ed ha offerto la possibilità di imparare a notare certi aspetti del mondo che, benché veduti, erano fino al momento dello scatto passati inosservati. Vi è un contenuto invisibile da cogliere nel reale? Si sente un veggente?Penso che si tratta di osservazione e si tratta di curiosità. Prima siamo andati a pranzo e camminando io non mi stavo concentrando su ciò che avevo intorno perché si stava parlando, non stavo cioè notando. Però normalmente quando camminiamo, andiamo fuori, scegliamo di svolgere un lavoro in esterno c’è sempre un qualcosa, un’area, una zona, un punto che desta la nostra attenzione, che ci cattura, ed è come se ci rendesse più sensibili. Secondo voi quante persone si sono mai chieste che tipo di pavimento è questo su cui poggio i piedi? Si tratta sempre di un esercizio che facciamo in modo consapevole o inconsapevole anche se la maggioranza delle persone non allena l’occhio e quindi non allena i sensi, non esercita quello che avviene dietro l’occhio. Bisogna possedere una chiave capace di renderci acuti nell’osservazione, nel catturare le cose che ci stanno intorno, ciò che io chiamo “chiave osservazionale”.
L’occhio, e ancor più l’occhio del fotografo, costruisce mondi diversi, a seconda della qualità della visione. Penso ai suoi ritratti, alla loro luce classica e morbida, alla messa in posa del volto, a tanti dettagli che richiamano alla storia dell’arte e quindi della bellezza. Qual è la sua idea di bellezza?Quando pensiamo alla bellezza mi viene da pensare all’armonia, a qualcosa che fluisce e risplende. Se penso per esempio ad una particolare epidermide, magari dal colore intenso, che cosa c’è che mi può attirare? E’ un qualcosa di fluido, di armonico, di particolare. Mi immagino un balletto o una specie di coreografia e vi ritrovo questa idea. Penso al fascino che rinveniamo in una composizione o in una architettura, in un progetto o in un disegno e lo associo ad una sensazione liquida, immediata da cogliere. Se rifletto sull’argomento luce Caravaggio è l’esempio principe per quella sua luminosità molto soffice e trascendente, certamente velata di bellezza. E’ anche vero però che gli artisti rompono le regole e arriva qualcuno che a quella luce bellissima, morbida, soffusa, predilige l’esatto contrario, anche solo per il fatto di essere bastian contrario, prendendo una direzione opposta e dichiarando la sua contrarietà. La bellezza quindi si trova anche in questo contrasto.

Steve McCurry a Campobasso
La sua foto “Afghan Girl” è una delle icone visive del XX secolo. La ragazza, tra l’altro, è stata rifotografata vent’anni dopo mostrando pur nei segni del tempo la persistenza dell’aura (si veda A Life Revealed)  Quali sono secondo lei i meccanismi (culturali, artistici, sociali) che sottendono alla nascita di un’icona?I meccanismi dovrebbero chiederli ai critici. A parte gli scherzi cercare di descrivere qual è la filosofia, cosa vi è dietro quella fotografia e quello sguardo lo lascerei fare al pubblico poiché di ogni scatto possiamo parlare per ore in virtù delle sue infinite tangenti e impressioni. Pensiamo ad una canzone o ad una melodia, cosa fa si che la gente inizi a canticchiarla o che le persone si sentano connesse e in sintonia con il brano? La verità è che certe fotografie sono talmente potenti che poco hanno a che vedere con la teoria o l’analisi mentre molto hanno a che fare con lo stato d’animo di chi le osserva.

Si ringrazia per questa intervista Maria Cristina Notte, Maurizio Cavaliere.










Le opere di Pettinicchi sull'eccidio di Fornelli verso il “Museo della Memoria”




Le opere di Pettinicchi sull’Eccidio di Fornelli verso il “Museo della Memoria”.



Domenica 7 ottobre è avvenuta la presentazione in comune di tutte le opere donate dalla famiglia dell’Artista all’Amministrazione Comunale.






FORNELLI. Un altro grande successo per l’Amministrazione Comunale di Fornelli, che è riuscita, con grande amore verso la storia e la cultura, a chiudere, grazie all’operato del sindaco Giovanni Tedeschi e della maggioranza, un’operazione di indubbio valore. Ben 25, tra le più importanti opere che raccontano l’Eccidio di Fornelli, del 3 e 4 ottobre 1943, del grande artista Antonio Pettinicchi, sono entrate nel patrimonio dell’ente comunale grazie alla donazione della famiglia dell’artista e dell’Archivio di Stato.
Si tratta, come ribadito dal sindaco di Fornelli, di un primo passo verso la creazione di un vero e proprio Museo della Memoria, che il sindaco Tedeschi insieme alla sua maggioranza, alla famiglia dell’artista e all’Archivio di Stato, intende offrire alla cittadinanza.
Nella mattinata di domenica 7 ottobre, con inizio alle ore 11, all’interno della sala consiliare del comune di Fornelli, ci sarà la presentazione del catalogo riguardante proprio le opere di Pettinicchi donate al comune di Fornelli.
Presenzieranno per l’occasione il sindaco di Fornelli Giovanni Tedeschi, Antonietta Santilli (Funzionario Ministero Beni Culturali, Silvia Valente (critico d’arte), Celine D’Agostino (Me.Mo. Cantieri Culturali), Gennaro Petrecca (gallerista e critico d’arte), Vincenzo Cotugno (Assessore regionale Cultura e Turisimo). L’incontro sarà coordinato dall’assessore comunale di Fornelli Pasquale Lombardi.
FORNELLI (IS) 05/10/2018
Amministrazione Comunale Fornelli (Is)

Steve McCurry al Poietika Art Festival, lectio magistralis su "La bellezza negli occhi"






Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell'uso del colore, l'empatia e l'umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo. I suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro l'elemento umano che ha fatto sì che la sua immagine più famosa, la ragazza afgana, fosse una foto così potente. McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere e, più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement.



Il 13 settembre scorso, nell'ambito del Poietika Art Festival edizione estiva 2018 si è tenuto il grandissimo appuntamento di importanza nazionale con la lectio magistralis di Steve McCurry. Ospite del Teatro Savoia di Campobasso McCurry, considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea, autore della foto della ragazza afgana, ha parlato della “Bellezza negli occhi”.



mercoledì 7 novembre 2018

Gino Marotta – Il favoloso mondo di Gino Marotta



“Ho sempre agito sulla base di un’incontrollata curiosità, su un’idea di arte come sintesi di natura e di artificio.” 


Gino Marotta (Campobasso, 1935 – Roma, 2012) e’ uno dei protagonisti dello scenario artistico italiano e internazionale degli anni ’60, che introduce una visione dell’arte innovativa, attraverso l’uso di nuovi materiali chimici/industriali, in particolare il metacrilato che declina poeticamente, ricavandone universi lirici. 

L’artista sceglie, con questo mezzo, di esplorare ciò che caratterizza maggiormente la sua poetica: il dualismo tra natura e artificio, luce e trasparenza, opera e ambiente, che lo porta a ricreare scenari immaginari popolati da figure trasparenti, tratte dal mondo della natura ma dichiaratamente fittizie e svuotate di ogni consistenza corporea.
La galleria Erica Ravenna Fiorentini rende omaggio a Gino Marotta con una mostra personale, ripercorrendo le tappe più significative del suo percorso artistico, dai bandoni di ferro, attraverso le tele fino alle sculture in metacrilato, espressione della sua indagine sulla modernità.


lunedì 5 novembre 2018




Sabato 10 novembre 2018 ore 18:30, presso  la Galleria Spazio Immagine di Campobasso, inaugura la mostra fotografica “14-18 LA GUERRA A COLORI” a cura del Centro per la Fotografia Campobasso “Vivian Maier” in collaborazione con Europe Direct Molise e Galleria Spazio Immagine. 

L’evento si inserisce tra le iniziative di interesse storico-culturale patrocinate dalla Commissione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 e collabora con un’analoga iniziativa promossa dal MiBAC – Polo Museale del Molise. 

Organizzato in occasione dei cento anni dalla firma dell’armistizio di Compiègne (11 novembre 1918), la mostra, intende offrire al pubblico un aggiornamento visivo sulla Grande Guerra combattuta dal 1914 al 1918 in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia orientale durante la quale persero la vita circa dieci milioni di persone. In quei teatri di guerra, alcuni fotografi tra cui Jules Gervais-Courtellemont, Hans Hildebrand, Hubert Wilkins, Frank Hurley, Leon Gimpel, Fernand Cuville, Prokudin-Gorski ed altri la cui documentazione risulta incompleta, raccontarono dal fronte con l’utilizzo di nuove tecniche fotografiche “una guerra a colori”. 

Siamo abituati a vedere rappresentati momenti storici, più lontani, in bianco e nero. Eppure la genialità dell’uomo sa sorprenderci con gioielli artistici e documenti inimmaginabili. Protagoniste assolute della mostra sono alcune delle fotografie a colori della prima guerra mondiale realizzate con la tecnica dell’autochrome sviluppata dai fratelli Lumiere nel 1903. L’autocromia o autochrome è un procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva. Pur avendo rivoluzionato la fotografia a colori le lastre in vetro autochrome, mantenevano forti limitazioni: 
• delicatezza delle operazioni di caricamento nell’apparecchio fotografico; 
• impossibilità di fare istantanee per via della bassa sensibilità; 
• la granulosità del reticolo formato dai granelli di fecola era visibile ed influiva negativamente sulla nitidezza dell’immagine; 
• la lastra sviluppata poteva essere solo osservata in trasparenza o proiettata ma non stampata con metodi fotografici, ogni immagine era unica non poteva essere duplicata. 
I costi elevati limitarono il successo di questa tecnica, tuttavia alcuni stati inviarono sul fronte dei fotografi muniti di placche autochrome per realizzare immagini a scopo di propaganda. Ed è proprio il colore che ci avvicina, con maggiore forza, a quei momenti, a quei volti e a quelle atmosfere. 

Le lastre, per via di questo carattere di unicità, diventarono dei pezzi pregiati per i collezionisti ed indubbiamente hanno fornito un significativo contributo alla storia della fotografia. 

L’allestimento della mostra è caratterizzato da una cinquantina di lightbox (supporti per fotografie retroilluminate) arricchito da materiale multimediale e da documentazione di vario tipo per favorirne la comprensione e la lettura. 

Il contributo cromatico che caratterizza questa narrazione storica permette di attivare un processo di “umanizzazione del ricordo”, di vivificarlo, per cui l’intervento culturale diventa portatore di valore all’interno della società contemporanea.

Tra il 1914 ed il 1918 il mondo fu scosso dal più grande conflitto mai prodotto nella storia dell’umanità. Prese avvio, in quegli anni, quella che alcuni storici hanno definito come una lunga guerra civile europea, destinata a dividere non solo gli eserciti ma i popoli e le nazioni per oltre un trentennio, lasciando un’impronta indelebile su tutto il XX secolo. 

Oggi a 100 anni di distanza dalla fine di quel conflitto, abbiamo la fortuna di vivere in un’Europa profondamente diversa, in cui non solo la collaborazione pacifica e democratica tra gli stati è diventata lo strumento ordinario e naturale delle relazioni internazionali, ma la stessa identità dei singoli paesi è sempre più legata alla consapevolezza di una più ampia cittadinanza e coscienza europea. 
Ma quegli eventi drammatici, oggi sembrano lontani quasi da non lasciare traccia nella memoria collettiva, tanto che rinascono sentimenti nazionalistici pericolosi. 

Proprio per mantenere viva una memoria sul tema, l’associazione Centro per la Fotografia Campobasso intende celebrare l’anniversario dei cento anni dell’armistizio con una mostra fotografica di alto valore storico e fotografico. Testimonianze rare fatte di immagini che ci riportano nelle trincee e nelle atmosfere di quei luoghi e, cosa ancora più rara considerato il periodo storico, immagini a colori.
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