venerdì 8 febbraio 2013

Per Gino Marotta. Incontro di studio alla GNAM

Natura Modulare, 1966

Per Gino Marotta. Incontro di studio alla Gnam_ Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma: Sabato 9 febbraio ore 10. E’ questa l’iniziativa che l’istituzione museale dedica al maestro di Campobasso (20 giugno 1935 – Roma, 16 novembre 2012) dopo la recentissima mostra Gino Marotta, Relazioni Pericolose da poco chiusasi con grande successo nella stessa sede (http://www.gnam.beniculturali.it/index.php?it/94/archivio-mostre/49/gino-marotta-relazioni-pericolose) e a circa tre mesi dall’improvvisa scomparsa dell’artista, a 77 anni. 

La prima mostra personale di Gino Marotta data 1957, quando egli è poco più che ventenne. Si inaugura alla galleria Montenapoleone di Milano. Già in questo periodo egli è presente, insieme a pittori come Burri, Fontana, Capogrossi, Balthus, Licini e Léger, in mostre di grande rilievo internazionale – alla Rome Art Foundation di Roma, per esempio – e a “Pittori d’oggi Francia‑Italia” a Torino, “Modern Italiensk Maleri” a Copenaghen e in numerose altre rassegne estere che documentavano la pittura italiana contemporanea nei Musei e nelle Gallerie del mondo. Sono gli anni dei famosi Bandoni e dei Piombi, quadri realizzati in officina con la fiamma ossidrica. La sua è una vocazione all’uso inconsueto di nuovi materiali: ha persino trovato nuove soluzioni tecniche che furono, in seguito, applicate dalle stesse industrie. Con tale attitudine e materismo realizza opere di grandi dimensioni come il Bosco Naturale‑Artificiale, l’Eden Artificiale e, qualche anno più tardi, la Misura Naturale Cava.

Marotta partecipa a “Lo Spazio dell’Immagine” a Foligno nel 1967, una delle collettive più interessanti sull’arte nazionale contemporanea e che registrò, con altre esposizioni ormai acclarate, un’epoca di grande indagine estetico-concettuale italiana. Inaugurata a Palazzo Trinci, vide esporre - dal 2 luglio al primo ottobre – il fior fiore degli autori più interessanti di quegli anni impegnati per l’occasione in ambienti plastico-spaziali, e pertanto destinati ad essere smontati alla fine della mostra. Organizzata da Bruno Alfieri, Giuseppe Marchiori, Giorgio De Marchis, Stefano Ponti, Lanfranco Radi, Luciano Radi e dallo stesso Marotta, fu presentata da critici e storici dell’arte quali: Umbro Apollonio, Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Maurizio Calvesi, Germano Celant, Giorgio de Marchis, Gillo Dorfles, Christopher Finch, Udo Kultermann, Giuseppe Marchiori e Lara Vinca Masini.

Il Sessantotto lo coglie preparato: partecipa a una straordinaria esperienza romana in quella che fu una galleria tra le più in vista della scena contemporanea: La Tartaruga, di Plinio De Martiis. Questo fotografo, amico di artisti e galleristi sembrò chiudere e aprire un’epoca con ”Il Teatro delle Mostre” dove Marotta installa una originale Foresta di menta, fatta di fili verdi appesi e disposti in più file a creare un ambiente percorribile e vagamente labirintico.

Nel 1969 Marotta è a “4 Artistes Italiens plus que Nature” al Palais du Louvre, Musée des Arts Décoratifs a Parigi, con Ceroli, Kounellis e Pascali.

Nel 1970 prende parte ad altri due momenti importantissimi per l’arte contemporanea in Italia: “Amore Mio” a Montepulciano e “Vitalità del Negativo” al Palazzo delle Esposizioni di Roma – esordio dell’Associazione Incontri Internazionali d’Arte della Graziella Lonardi Buontempo e con Alberto Moravia presidente – entrambe traghettate da Achille Bonito Oliva che portò un approfondimento su postulati visivi e intellettuali assolutamente innovativi.

L’anno dopo, Marotta è presente alla Kunststoffe di Dusseldorf , senza contare gli inviti che avrà dalla Quadriennale. Le mostre si susseguono, infatti, così come non rallenta la sua produzione. A ciò si affianca l’impegno nel campo del Cinema e del Teatro; Marotta portò il suo contributo di ricercatore collaborato sia in grandi produzioni cinematografiche -come la “Bibbia” di John Huston – sia esordendo in teatro, nel 1959, come scenografo nel “Misantropo” di Luigi Squarzina, messo in scena al teatro Olimpico di Vicenza, con i costumi di Corrado Cagli; ha collaborato anche con Carmelo Bene: alla “Salomè” e (per la scenografia teatrale) a “Nostra Signora dei Turchi” e ha realizzato le scene di “Finale di partita” di Samuel Beckett, oltre che, un decennio più tardi, scene e costumi di “Hommelette for Hamlet”, che gli fanno meritare nel 1988 il premio UBU per la migliore scenografia.

Nel 1984 è stato invitato a partecipare con una Sala personale alla XLI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove ha esposto Le Rovine dell’Isola di Altilia, un’opera-ambiente di grandi dimensioni.

Questo tributo che la Gnam e molti studiosi dedicano in questa nuova occasione a Marotta è un doveroso omaggio anche della città di Roma che ha accolto l’artista il cui contributo è stato notevole all’interno di una situazione che vide la Capitale emergere come scena della sperimentazione artistica e foriera di crossover tra diverse discipline come raramente era avvenuto prima e si è registrato poi.

Luca Barberini Boffi su Artapartofculture


Per Gino Marotta. Incontro di studio alla Gnam_ Galleria Nazionale d’Arte Moderna, sabato 9 febbraio 2013, ore 10.
Introduce: la Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli
Relatori: Maria Vittoria Marini Clarelli, Maurizio Calvesi, Laura Cherubini, Bruno Corà
TestimonianzeLorenzo Canova, Barbara Martusciello, Raffaele Gavarro, Giorgio Battistelli e uno studente del liceo artistico di Frosinone.
CoordinaAngelandreina Rorro

Gino Marotta in un ritratto di Ruggero Passeri

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