giovedì 12 settembre 2013

Mimi, Coco e Co - Personale di Danielle Villicana D'Annibale


DANIELLE VILLICANA D'ANNIBALE
"MIMI, COCO & CO."
a cura di
MATILDE PULEO, ANGELO ANDRIUOLO,
FRANCESCO GIULIO FARACHI
ìn collaborazione con
ARS IMAGO DEI & VILLICANA D'ANNIBALE GALLERIA D'ARTE
14 / 26 settembre 2013
Inaugurazione sabato 14 settembre 2013 ore 18.30
apertura tutti i giorni ore 18.30 / 20.30
INGRESSO LIBERO
OFFICINA SOLARE GALLERY
Via Marconi, 2 Termoli (Italy)


La personale presenta il percorso astratto dell’artista californiana che da anni vive ad Arezzo, nell’ultimo decennio di attività e ospiterà una selezione di circa trenta opere dal 2003 al 2013, di cui venti inediti assimilabili al linguaggio artistico “ready-made Dada Pop”.

Presentazione

A volte la ricerca artistica cerca di accedere alle cose con strumenti di facile comprensione. S’identifica nella conoscenza dei fatti attraverso il canale più immediato e facile della vista, lasciando che l’aspetto esteriore sia l’elemento distintivo di un oggetto. C’è una componente ludica, spesso accompagnata da una discreta dose d’ironia, in quasi tutte le scelte pop e nel ready made storico, di cui molto si è parlato in passato, ma che forse – e specie in Europa - andrebbe ribadita con maggiore enfasi. Se non altro perché la cultura pop ci appartiene ancora, segna il nostro panorama visivo e vive cercando di creare valori nuovi, più densi di significati, più abbondanti. In alcuni casi perfino esagerati. Del pop si rivendica non soltanto la naturale vocazione al divertimento spettacolare, ma proprio la sua funzione evolutiva e paradigmatica.Vocazione sperimentale ed energetica che anche Danielle Villicana ha deciso di avere, assecondando in questo modo numerose sue convinzioni e caratteristiche. Si tratta in sostanza di una questione di scelta stilistica, di sfida e di tentativo personale di superare parametri passati. Si commisura col dato di fatto di non essere un’artista europea e sopratutto con la scarsa spinta al proselitismo, al reclutamento e dunque all’insegnamento morale. Ciò detto, resta innegabile che l’intera operazione di questa mostra e la spiccata attenzione verso sigarette, medicine e bustine di zucchero bianco siano molto di più di strumenti di facile comprensione. Sono ingombri decisi, strutture matematiche, giochi di pieni e di vuoti, composizioni geometriche, uso deciso del colore e presenza forte dell’oggetto che entra a far parte del lavoro. Ma non sono soltanto questo. I pacchetti vuoti e in alcuni casi coloratissimi, di sigarette americane o europee e i dispenser plastificati di pillole che si presumono essere espressione del carattere fortemente medicalizzato di ogni momento della nostra vita, si alternano nello spazio della tela all’altro elemento che di fatto, si relaziona con il problema della dipendenza: la bustina di zucchero bianco, oggi considerata altrettanto nociva e pericolosa. Espressione di una dipendenza che coinvolge ogni momento della nostra vita.

Fumo, medicine e zuccheri, all’interno di una battaglia che non vuole però mai essere quella di un’attivista quanto quella di un’osservatrice dell’ambiguità della vita e del carattere doppio e spesso contraddittorio delle nostre scelte. Tra l’altro, proprio questo recente lavoro di Danielle Villicana, americana d’origine e toscana d’adozione, dimostra con forza quanto una biografia non sia affatto una sequenza di dati o di avvenimenti a cui dare una progressione. Una biografia è piuttosto una questione complessa che molto esige dall’espressione artistica: le chiede di dipanare e d’interpretare ciò che di più oscuro si nasconde in essa col tramite della libertà e della ricerca di verità. Le chiede di rispondere e di manifestare con chiarezza il cosa sta per succedere. Nel tentativo dunque, di analizzare solo qualcuno dei suoi temi, si potrebbe partire da quello che cerca di dare senso alle pratiche quotidiane. Abitudini che, fortunatamente – nel caso di Danielle non sono più nel loro farsi. Non sarebbe stato possibile credo, studiarle dalla parte dei praticanti fumatori, così come del resto, non sarebbe stato possibile farlo al contrario: partendo dal punto di vista del curioso voyeur. Ciò che realizza Danielle è piuttosto un lavoro empatico e di comprensione verso un’umanità che non sa più sciogliere l’ambiguità o capire il doppio senso. Un’umanità soggiogata dalle opposizioni che sembrano caratterizzare la nostra società, fatta di compartecipazione verso il concetto di salute e malattia, vizio e piacere, verità e menzogna, controllo del volere altrui e libertà personale di scegliere. Composta cioè, da uomini sottomessi alla contrapposizione più oscura e complessa come quella tra bene e male.

Si tratta di opere dai toni sgargianti, dalle composizioni ora rigorosamente geometriche ora più scomposte che lasciano correre tra le righe una leggerezza che parrebbe essere una critica alla società dei consumi, ma che in realtà, lascia spazio all'ottimismo un po’ disincantato di Mimì, Cocò & C. Personaggi creati dalla cultura popolare per dare un nome alla doppiezza delle nostre convinzioni, sempre a metà strada tra l’incertezza paralizzante e la presunzione di essere noi il furbo di turno. 

(Matilde Puleo)

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