martedì 18 ottobre 2011

le Mappe cognitive di Nicola Dusi

L’artista adotta sulla tela una sua personale tecnica di impressione del colore che comporta una disgregazione delle forme a vantaggio dell’emergenza di paesaggi mentali caratterizzati dall’ossessione per il colore rosso e dall’intervento mimino dell’artista che, lavorando sulle lastre preparate, riesce a far si che queste lascino sul quadro delle tracce minimali ed espressive. In queste impronte, apparentemente irrazionali ma pervase da un’ossessiva ricerca di ordine ed equilibrio, l’occhio ritrova luoghi minimali, figure “batteriche”, scansioni geometriche e macchie. Non bisogna guardare in questo caso all’espressionismo astratto, troppo preso dall’irrazionalità del gesto, bensì ad opere (e penso in particolare ai grandi sudari di Nitch) dove forte è l’idea di agire sulla materia, quasi con spirito antropologico. Modello imprescindibile di fissazione di un’immagine è naturalmente la Sindone dove carne e sangue diventano i mezzi dell’impressione. Non volendo agire sul mistero del Lenzuolo, bensì guardando all’oggetto-icona, l’artista opera producendo impronte intese come segni mnemonici.

Ecco un'interessante intervista all'artista le cui opere sono in mostra all'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona (comunicato)


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