sabato 21 maggio 2011

Tracce di cercatori

Di Tracker art, appena concluso, rimangono molte impressioni e frammenti di parole, frasi, pensieri. Come in un piccolo atlante ecco un montaggio di materiale vario preso da internet che ricorda alcuni interventi dei "cercatori".

Chi sono? Una donna che si è lasciata attrarre dall'arte come fosse il canto delle sirene.
Mi dicono che l'arte, la cultura, la possibilità di declinare il tempo secondo piacere e passione, è roba da ricchi.
Io ci sono riuscita. Almeno per dieci lunghi anni. Certo è che l'avventura si è dipanata in maniera rocambolesca, se vogliamo, per almeno tre motivi: sono siciliana, provengo da un ambiente piccolo borghese, le mie risorse finanziarie sono tutt'altro che illimitate.
Uso Facebook come finestra sul mondo delle arti e come mezzo di promozione caldo.
Perché scrivo? Non posso farne a meno.
Si tuona, da almeno un biennio, sui tagli alla cultura, sul "tetto di vetro" contro il quale le donne ambiziose battono il capo; si sacramenta e poi si torna a un pianto greco sommesso.
Ma io voglio strigere "l'occhio di bue" sul cascame più grave dei tempi presenti: l'insofferenza. Ogni giorno studio un modo per far convergere le mie personali iniziative - culturali, poetiche, artistiche - e il mondo degli altri. Ho circa 4.400 contatti, spalmati in più parti del mondo. Abito in Sicilia, ma fingo di vivere altrove. Ogni giorno ho l'obbligo di domandarmi se produco contenuti accessibili a quei tanti che conducono una vita diversa dalla mia. Ogni giorno sono costretta a chiedermi se il mio decennale investimento in cultura non sia stata una frode.
Inutile, nonché dannoso, che io citi l'assenza di meritocrazia, piuttosto vorrei alzare la voce sulla lobotomizzazione della sensibilità.
Da più di un anno porto avanti una personale battaglia per un iter universitario che inizialmente mi ha sorretto permettendomi, grazie a una borsa di studio per un Dottorato di ricerca, di continuare a dedicarmi alla punta più sperimentale dell'arte contemporanea, oltre che di foraggiare una minima mobilità; avendo, però, contravvenuto alla cieca ubbidienza nei confronti del mio tutor, dopo lunga malattia, mi son trovata sotto procedimento di esclusione dallo stesso Dottorato (procedimento a tutt'oggi in corso).
Lei pensa abbia avuto solidarietà?
Pochissimi amici e ancor meno, nel novero dei colleghi, hanno teso una mano o hanno speso una parola. Al contrario molti fra i miei "contatti" alzano la voce se invece dei loro "contenuti" promuovo le mie piccole lotte di periferia. Vorrei consigliare a quanti si sperticano in critiche e giudizi verso lo status quo di farsi un bell'esame di coscienza e osservare i "cadaveri" che scavalcano prima di dirsi ecumenicamente impegnati nella lotta contro i soprusi della società civile.
Contro la purezza, come dice Isabella Bordoni citando Hannah Arendt, ma verso una più reale sensibilità

Una scalza che brucia

Anita T. Giuga





Eugenio Giannì http://www.inismo.it/painted/HTML/gian.html + Grieg (il mattino)

da Aaron - di Harold Cohen




Giuseppe Siano


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