sabato 30 marzo 2013

Soupy Records: storia di un'etichetta indipendente


Due amici e la riscossa del vinile. Soupy Records: storia di un’etichetta indipendente
Da Bologna a Campobasso: qui Andrea, Paolo ed Erica hanno fondato nel 2009 la prima etichetta indipendente della città capoluogo che produce esclusivamente 45 giri. Oltre ai dischi, questi tre ragazzi organizzando concerti live, dj set e producono spille, borse e magliette nel loro laboratorio ‘segreto’. In 4 anni la Soupy Records ha prodotto 4 singoli e due gruppi. I costi, per ogni disco, variano dai 1200 euro ai 1800, “quindi prima di recuperare le spese devi vendere parecchio”

di Assunta Domeneghetti

Campobasso. Andrea e Paolo sono molto più che due semplici soci. Cresciuti insieme, sono amici dalla prima elementare. Hanno studiato nelle stesse aule fino agli anni dell’università. Se non fosse stato per quella pausa alle superiori, si potrebbe arrivare a dire persino che la loro è stata, fino ad oggi, una vita in simbiosi. Come fossero fratelli. Ma senza tutti quegli svantaggi della fratellanza biologica. «Molti - e lo ammettono anche loro - non sanno chi sono io (Paolo, ndr) e chi Andrea». 

Allora, per chiarire: il primo è lungo e con i capelli in testa, il secondo è quello più basso senza la fidanzata. 
La fidanzata in questione si chiama Erica, ed è socia anche lei «al 33,3% periodico, anche se io ho uno 0,1% in più di loro» come scherza Paolo, della Soupy Records, la prima e unica etichetta indipendente di 45 giri di Campobasso. 

Zita, come molti chiamano Andrea, e i ‘coniugi’ Calardo-Clericuzio, dopo qualche anno passato nella parecchio propositiva città di Bologna, hanno fondato, nel 2009, la casa discografica indipendente in cui arte e musica sono fusi in un’alternanza quasi perfetta. Oltre a produrre e distribuire il vinile dei gruppi da loro selezionati, la Soupy Records promuove tutto un mondo fatto di concerti live, dj set e merchandising rigorosamente autoprodotto in una stanzetta inaccessibile del loro ufficio di via Conte Rosso. 

Insomma, una specie di zuppa (soupy, in inglese), densa e corposa. Un po’ come volgarmente a New York vengono definiti certi liquidi organici dall’aspetto lattescente. Ma anche un po’ sentimentale «come quel gran pezzo di Maggie Thrett (Soupy per l’appunto) che passavamo sempre alle feste» come ricorda Paolo, «o come quel programma inglese degli anni ’60 condotto da Soupy Sales che aveva con sé un pupazzo che era l’antesignano di Topo Gigio» come aggiunge Andrea. 

Insomma, tanti significati quante sono le attività dell’etichetta che ha scelto «correndo un rischio che solo la passione ci ripaga» di andarsi a cercare musicisti «che subendo, come noi, del resto, le influenze del passato, reinterpretano in chiave moderna i sound più datati». 
Andrea e Paolo assemblano il prodotto, si occupano dei diritti Siae, seguono, insomma la parte economica e distributiva, andando il più delle volte, negozio per negozio, a proporre il 45 giri «anche perché i distributori grandi non ti prendono proprio in considerazioni». 
E’ lasciata ad Erica la parte più artistica, come ad esempio l’illustrazione delle copertine. Dal 2009 ad oggi la Soupy Records ha prodotto 4 singoli e due gruppi. I costi, per ogni disco, variano dai 1200 euro ai 1800, «quindi prima di recuperare le spese devi vendere parecchio». E fare i conti con un mercato, come quello musicale in Italia, che è praticamente paralizzato dalle dinamiche della grande distribuzione che poco hanno a che fare con il circuito indipendente. «Nel nostro paese se vendi 2mila copie di un disco ti piazzi nei primi 10 posti delle classifiche, e questo perché il settore è completamente drogato». Internet pure ha fatto la sua parte «perché tutti scaricano, anche noi, ma quando un prodotto ci piace – ammette Andrea – lo compriamo. Perché non dovremmo supportarlo?» 

Il vuoto culturale che questi tre ragazzi cercano, non senza difficoltà, di riempire, è parzialmente compensato dalle belle serate che periodicamente organizzano a Campobasso. Domenica, ad esempio, al Move di Campobasso, ci sarà il concerto live (seguito dal loro dj set) di Sonny e i suoi Wild cows, cantante ungherese meglio noto come Mr. Rhithm’n’blues ‘un soprannome guadagnato macinando note e chilometri in tutta Europa’ come leggiamo nel flyer del party pasquale «che presenterà in anteprima da noi l’album che uscirà in aprile». 
E poi dicono che a Campobasso non c’è mai niente da fare…

(Pubblicato il 27/03/2013 su Primonumero)

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