giovedì 4 aprile 2013

De Notariis - Finelli - artisti molisani fuori regione


Capillari all'uncinetto - Emanuela de Notariis
galleria H2O ART SPACE
Bologna
20 Aprile - 11 Maggio

INAUGURAZIONE: sabato 20 APRILE h 18.00

La pittura di Emanuela de Notariis è chirurgia che estrae cuori, per farli diventare scettri nelle mani di potentissime regine, sovrane del proprio io interiore, pimpanti sacerdotesse della linea e del colore. 

Il suo è un universo quasi tutto femminile, che cerca l’armonia alchemica tra materia e spirito, umano e animale, felicità e dolore, pesantezza del passato e leggerezza del futuro. E in cui i cuori sono simbolo trionfante di un avvenuto percorso di conoscenza di sé, secondo il principio che “colui che conosce sé stesso arriva al bene perfetto”. Ogni piccola tragedia esistenziale diventa così splendore.

Durante la serata di apertura, una performance, un gioco: i disegni dell’artista, accompagnati da testi di Luca Mastrangelo, diventano carte, fintamente divinatorie. Come i tarocchi non predicono il futuro, ma aiutano a far chiarezza sull’io, così le sue carte invitano ad una possibile lettura sentimentale delle vicende di chi si presta al gioco. 

H2O Art Space 
Via Sant’Isaia 80/a
Bologna
Tel. 333 4738353
e-mail: h2oartspace@gmail.com

Apertura: 
martedì - venerdì, 16.00 - 20.00 o su appuntamento


"Antonio Finelli L'Osservatore del Tempo"

Esposizione Personale a cura di Franco Fonzo.
Catalogo e critica a cura di Roberta Gubitosi con presentazione di Mimmo Paladino.

Galleria Web Art 
Barchessa Villa Quaglia, Viale XXIV Maggio 11 – Treviso
inaugurazione 20 aprile ore 18.00

Nelle sue opere Antonio Finelli riflette sul significato del tempo che inesorabilmente lascia le sue tracce sul nostro corpo. Una serie di volti scorre di fronte all'osservatore, ognuno con la fisionomia, l'espressione e il vissuto personali. Con un punto di vista ravvicinato l'artista si sofferma sui dettagli attraverso lo scrupoloso procedere dei segni della matita, che in base alla pressione del gesto definiscono i caratteri nei singoli particolari, quasi a voler ripercorrere il tempo passato. Sebbene i soggetti siano spesso persone conosciute, scompaiono i riferimenti al contesto, all'identità, allo status, e ai ruoli ed emerge la necessità di cogliere l'uomo nell'essenziale rapporto con il tempo. L’uomo è rappresentato nell'unità e al contempo nella moltitudine in una sequenza ininterrotta di immagini che registrano un processo continuo nella linea del tempo. La ricerca e la perizia tecnica riescono a sviluppare le infinite possibilità grafiche, chiaroscurali e pittoriche della grafite, infondendo a ogni volto un'insolita forza realistica, accompagnata a un'immediatezza comunicativa data dal taglio fotografico. Nel carattere prettamente grafico delle sue opere, Antonio Finelli sviluppa una ricercata e raffinata cromia di grigi e di bianchi, capace di registrare anche le minime e sottili variazioni di luce. 
Nella successione dei volti, la pelle si fa linguaggio, espressione, racconto. Intesa come superficie/limite, la pelle è capace di manifestare ed esternare i segni del tempo; è la nostra parte visibile e tangibile che registra i cambiamenti dell’esistenza, inventariandone ogni traccia come fosse un catalogo infinito. In questo senso rivela la storia di un individuo, i suoi drammi e le sue gioie; ne tradisce le emozioni più profonde. Solo alcune poi vengono scelte dalla mente razionale per divenire ricordi, in base all'intensità emozionale generativa a cui sono legate, in positivo o in negativo. Quindi la pelle, nella sua essenza di membrana e di confine diviene interfaccia del rapporto tra uomo e mondo. In tale relazione gli occhi, tradizionalmente specchio dell’anima verso l'esterno, riflettono al contempo le immagini del mondo all'interno. 
La pelle, piena di segni e di esperienze nascoste, quindi si esprime attraverso un proprio linguaggio, non verbale, che si può conoscere nel momento in cui l'artista comincia a registrarne e indagarne i particolari. Ogni volto con la sua superficie corruttibile e mutevole diviene una sorta di pagina scritta attraverso un linguaggio solo apparentemente incomprensibile. Nel lento processo grafico, Antonio Finelli sembra voler scrutare e decodificare quei segni come tracce che l'inesorabile trascorrere del tempo ha registrato sulla superficie dei volti, invitando il fruitore a leggere, interpretare la superficie come specchio del vissuto. Decidere di imparare quel linguaggio significa cercare di capire il proprio corpo. Così il segno viene a essere voce in un autoritratto in cui la pelle racconta il proprio passato, la propria storia.

Roberta Gubitosi


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