sabato 5 marzo 2011

Minimalanimal. La personale di Elio Franceschelli a Palazzo Orlando

Si inaugura oggi presso la prestigiosa sede di Palazzo Orlando, alle ore 18, la mostra Minimalanimal del’artista isernino Elio Franceschelli. L’esposizione, che ha come sottotitolo “studio out leggera retrospettiva 1990-2010”, è l’omaggio dell’artista alla sua città e momento di riflessione, o anche ricapitolazione, sugli ultimi suoi vent’anni di carriera. In questo senso va recepito un allestimento che non punta tanto allo schematismo, ma cerca la sorpresa, lo stupore che deriva dall’abbondanza di opere esposte sui tre piani del palazzo. Un vero e proprio “studio fuori”, con quella sensazione di work in progress che solo i famosi loft newyorkesi sanno trasmettere ma che Elio, che tra l’altro in un loft a New York vi ha lavorato, è riuscito a restituire. Effetto spaesante, dunque, ma anche tanta concretezza poiché, di parete in parete, riusciamo a renderci conto del lavoro dell’artista e della sua evoluzione attraverso l’ultimo ventennio. Il risultato è un’autentica sorpresa, o una scoperta per chi non conoscesse ancora le sue opere. Elio è, probabilmente, tra i più innovativi artisti della regione e le sue ricerche nel campo dell’arte contemporanea non hanno nulla da invidiare al panorama internazionale. Tra i primissimi studi segnalo la serie “estensioni”, riflessione sul concetto di spazio e di luogo, con le opere che diventano filtro tra reale e percepito. Seguono i lavori sui sacchi e sulle tele che, oltre a richiamare naturalmente le ricerche di Burri, sono originali in quanto indagano la “mediterraneità” della materia e del supporto che, essendo materiale umile e legato al lavoro e alla fatica, si presta a rendere, per analogia, l’immagine di un sud vitale e caldo. Anche quando sui sacchi compaiono delle scritte, lontanamente pop, il gesto e la parola sono sempre in relazione con l’uomo e il suo vissuto. Si arriva così alla sua ricerca può originale e personale, quella sui cosiddetti olii combusti, intrapresa a partire dal 1994. Oil on water, ovvero l’unione-scontro tra tecnologia e natura, nord e sud del mondo, freddo-caldo. In queste vere e proprie installazioni, a volte serializzate altre volte isolate, in recipienti di plexiglass viene inserito dell’olio di motore usato e dell’acqua colorata; l’olio tende a salire creando di fatto una divisione netta con l’elemento dell’acqua. Abbiamo così dei neri profondissimi e dei colori “acquatici” e caldi che vi si contrappongono, poiché ciò che tenta l’artista è la ricerca di quell’equilibrio che l’uomo tecnologico ha interrotto. In questa linea di ricerca vanno collocati anche gli “Oblò”, i “Collettori” e le “Mask” che di fatto è la sua ultima ricerca in perfetta continuità con il discorso sull’olio, in quanto le mascherine sono intese come ultima forma di resistenza alla sua combustione. Arte sociale, quindi, in un discorso concettuale ed elegantissimo, dove per una volta il rapporto squilibrato dell’essere umano con il mondo sembra essere invertito a favore di un’unità di fondo e di una speranza. La bruciatura e combustione dell’olio permette il progresso ma genera scompenso e danno in quanto il progresso punta sempre in una direzione, marginalizzando il resto del mondo; l’olio è metafora di tutto ciò ma, nelle mani dell’artista, diventa elemento di riequilinri, denso di significati. Minimale e immediata la mostra, ricchissima di opere, presenta tanti altri spunti: il tema del riuso, il tentativo dell’artista contro l’annichilimento tecnocratico, la ricerca della meditterraneità, l’analisi quasi scientifica della materia, il prodotto-merce-scarto inserito in un’ottica estetica. La mostra, patrocinata dal comune di Isernia e dall’assessorato alla cultura, resterà aperta per un mese tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20. Saranno previsti convegni e incontri-visite con le scolaresche che avranno modo di fruire, per una volta, di una mostra dal respiro internazionale e con tanti contenuti sui quali riflettere.
Tommaso Evangelista





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